Pannello 6 - Approfondimento
La prostituzione

La sifilide, una malattia, chiamata nei secoli sia «mal francese» sia «mal di Napoli» (dalla sua prima grande epidemia scoppiata a Napoli durante una sosta dell’armata di Francia subito dopo la scoperta dell’America) fin dal primo apparire fu legata alle sue realtà preferite, l’esercito e la marina. In Europa cominciò a far riflettere i «filosofi» durante il secolo che vide appunto formarsi i grandi eserciti e le grandi marine nazionali, cioè nel ‘700. Nel 1724 il medico anglo-olandese Bernard de Mandeville scrisse Una modesta difesa dei pubblici casini. Segui nel 1769 Restif de la Bretonne con Il pornografo, o Idee di un onest’uomo su un progetto di regolamento per le prostitute atto a prevenire i guai provocati dal pubblicismo delle donne, che ebbe successo europeo. Segui don Antonio Genovesi che si occupò della questione nelle sue Lezioni di economia civile (1765) pronunciandosi anche lui per il controllo delle donne; mentre G. Filangieri, nella Scienza della legislazione (1780), fece acuti riferimenti al celibato forzoso e ad altre cause socioeconomiche della prostituzione (Sampaoli 1958, PP. 5-9).

Fu Napoleone a inaugurare l’era del regime regolamentarista,dell’invenzione della prostituzione come sistema legale in Europa sul finire del XVIII secolo e l’inizio del XIX  e del controllo delle donne e delle visite sanitarie obbligatorie(rifiutate sdegnosamente per i clienti) e dell’istituzione delle case chiuse(1802). Lo fece per amore della sua Armée e precorse le ansie di tutti i ministeri della guerra europei del secolo. Preoccupazione anche di Cavour per il serpeggiare della sifilide, intorno al 1850, nell’esercito piemontese che si apprestava nei suoi progetti, alle nuove battaglie dell’unità e poneva quindi come primario il problema della salute dei militari. Le cifre piemontesi non erano quelle, spaventose, uscite dalla penna di Voltaire nel capitolo IV del Candide («si può giurare che quando trentamila uomini combattono in battaglia contro un esercito di ugual numero, da ciascun lato vi siano almeno ventimila sifilitici»); ma erano pur sempre impressionanti. Su ogni mille soldati piemontesi, duecentocinquanta erano colpiti da un male venereo. Venereo non vuoi dire sifilitico, ma la distinzione allora non era chiara (non lo sarebbe stata ancora per mezzo secolo) e le statistiche cominciavano ad atterrire. Cavour chiamò a sé l’eminente sifilografo Casimiro Sperino e gli ordinò di approntare un regolamento della prostituzione da sperimentare innanzitutto a Torino.

Come tutti i sifilografi del suo tempo, Sperino ammirava il regolamento francese e piú ancora quello belga, che era il francese perfezionato e preparò un progetto a imitazione di quelli. Nel 1854 il Piemonte varò la prima legge organica per il reclutamento militare e l’anno seguente inaugurò a Torino il regime sulle prostitute di Stato. Prevedeva: iscrizione coatta delle donne, visita coatta bisettimanale, ricovero coatto nel sifilicomio-prigione. Quest’ultima espressione non è metaforica: il sifilicomio di Torino era effettivamente annesso alle carceri.

L’estensione del regime a tutto il Piemonte, nel 1857, dovette apparire ai regolamentisti europei una conseguenza diretta del congresso medico internazionale che si era tenuto a Bruxelles l’anno prima, nel quale era stata rivendicata in pieno l’eredità di Parent-Duchâtelet ed era stato chiesto a tutte le nazioni di adottare appunto un regime di Stato. Era il Piemonte, insomma, a confortare la linea della donna-fogna,(come racconterà e analizzerà in modo documentato Anna Maria Mozzoni), nel momento in cui per contro la Prussia, dove il regime era stato abolito nel ’55, veniva guardata con simpatia dagli europei contrari ai regolamenti. E nel momento in cui nelle roccaforti del regime, Francia e Belgio, si andava palesando un fenomeno disturbante per quei governi: la clandestinizzazione della prostituzione, cioè il rifiuto sempre più esteso delle donne di farsi patentare prostitute di Stato. Contro questo fenomeno in Belgio si progettò, nel ’56, un aggravamento del regime, cioè maggiori pene carcerarie e pecuniarie alle insoumises, alle donne non sottomesse; ma si esitava per l’incertezza dell’effetto.Al grande avversario socialista dell’emancipazione, a Proudhon, Jenny D’Héricourt restituiva, confermandolo, l’assioma che alle donne non fosse possibile sfuggire al dilemma «o casalinga o puttana». È vero, verissimo, diceva Jenny, ma perché la società dominata dall’uomo obbliga le donne a lavorare per vivere, soprattutto con lo sviluppo delle filande e dell’industria, ma non le paga quanto basta per vivere e le costringe, dunque, a prostituirsi. Siete voi, diceva Jenny, che ci riducete allo stato di inferiorità e di corruzione. E poi venite a dirci: siete inferiori e corrotte (D’Héricourt 1855, 1856, 1857). Il modello francese continuava a imperare e tutti erano consapevoli che non solo la rivoluzione dell’89 non aveva fatto assolutamente nulla per le donne ma Napoleone, con il varo del suo codice, aveva anzi confermato la loro servitú più di prima. Tant’è vero che nel ’59 il procuratore generale della Cassazione in persona, l’avvocato Dupin, sentiva il bisogno di intervenire per respingere le proteste che da piú parti si erano levate contro la discrezionalità della polizia sulla prostitute. E parlava, come si noterà, piú come un portavoce dell’imperial ministero della guerra che come un magistrato responsabile. «La prostituzione è uno stato che sotto mette le donne che la esercitano al potere discrezionale conferito per legge alla polizia, stato che ha le sue regole come tutti gli altri, come lo stato militare […]. Applicare alle donne pubbliche un regime speciale E…] non significa attentare alla libertà personale piú di quanto ciò non accada nell’esercito, dove vengono applicate ai soldati delle regole disciplinari in virtú delle quali essi possono essere privati a discrezione e senza formalismi della loro libertà» (Lecour, pp. 40-41).

In Francia infatti, dopo Napoleone la situazione era quella dettata dalla forza del Secondo Impero, quello di Napoleone III, che non consentiva grande espansione ad alcuna idea emancipatrice. «Le donne se ne stanno chete. Esse hanno il buon senso di capire che, malgrado gli errori dei democratici, in grembo alla democrazia deve maturare la loro libertà». Cosí scrisse più tardi, evocando ironicamente quell’epoca, Anna Maria (Mozzoni 1878F, p. 26) la più geniale delle donne repubblicane mazziniane italiane quando dopo l’Unità cominciò la sua battaglia per conquistare il diritto di voto alle donne e abolire la prostituzione di stato e analizzando e combattendo una lotta senza confini contro l’indegna schiavitù come lei la defini’ e come la ricostrui’ in uno straordinario libro di Storia Rina Macrelli nel 1981. Cancellata in molti paesi del mondo rimase alla fine della II guerra mondiale operante solo in Francia e in Italia dove riprese la lotta Lina Merlin riuscendo ad abolirla solo nel 1958.

Il Pannello nella Linea del Tempo

Le date che hanno cambiato la percezione della violenza contro le donne in Italia
Le date delle leggi contro le donne
Le date delle leggi delle donne
Le convenzioni internazionali
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1923
Regio decreto sulla RIFORMA GENTILE sulla scuola che esclude le donne dall’insegnamento
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1945
Decreto Legislativo N. 23 Diritto di voto attivo alle italiane con più di 21 anni tranne le prostitute schedate” le patentate”.
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1958
Legge n. 75 detta Merlin. Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui.
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